EDITORIALE: "Prima de parlar, tasi"
Una riflessione sulla necessità di conoscere, prima di proferir verbo
Alessio Magoga
01/03/2026

Recita così un adagio veneto, al limite del paradossale, che induce a riflettere, e a riflettere ancora, prima di proferir verbo: “Prima de parlar, tasi”, cioè prima di esprimerti in pubblico, fa’ silenzio, pensa bene a quello che devi dire, rifletti attentamente. Mi fanno tornare alla memoria questo detto i tragici fatti della stazione di Rogoredo, vicino Milano, dove uno spacciatore è stato ucciso dal colpo di pistola esploso da un poliziotto. Appena i mezzi di comunicazione hanno reso noto l’episodio – eravamo a fine gennaio –, si è scatenato un veemente dibattito tra chi difendeva a spada tratta il poliziotto (“Ha sparato per legittima difesa”) e chi invece metteva in dubbio l’operato dell’uomo delle forze dell’ordine e chiedeva di accertare la dinamica dei fatti.

In questi giorni, tuttavia, grazie al lavoro degli investigatori, sta emergendo con più chiarezza come si sono svolti i fatti. Alcuni particolari risultano davvero spiazzanti: i soccorsi non sono stati chiamati subito, ma solo venti minuti dopo lo sparo; vicino al corpo della vittima è stata collocata “ad arte” una pistola giocattolo per rendere plausibile la legittima difesa… Via via stanno venendo a galla anche altri aspetti che mettono sotto una nuova luce la posizione non molto limpida – per usare un eufemismo – del poliziotto.

Chi prima lo difendeva “a prescindere”, ora si affretta a dire che si tratta di un caso isolato e di “una mela marcia” che non inficia il valore e la professionalità di tutti gli uomini e di tutte le donne delle forze dell’ordine. La qual cosa è assolutamente vera, anzi, sono convinto che non esprimiamo mai abbastanza la gratitudine per il delicato e complicato lavoro che essi svolgono… Tuttavia, sarebbe stato opportuno – prima di esprimersi su questo caso come anche in altri – attendere qualche prova in più, per non giungere a delle conclusioni affrettate. Come di fatto è accaduto.

Ora lo spacciatore è morto. Per il poliziotto si apre un difficile percorso in cui dovrà rendere conto delle proprie azioni (e insieme ad altri che sono accusati di averlo in qualche modo coperto). Si tratta di una pagina dolorosa, che vede coinvolte più persone. Non si può prendere alla leggera l’accaduto, né piegarlo a fini politici o propagandistici. Tuttavia, da questo tragico episodio dovremmo trarre tutti un insegnamento: ci vuole molta cautela prima di giungere a delle conclusioni trancianti. Purtroppo, la politica e anche il mondo dell’informazione si muovono ad alta velocità, creando polarizzazione, semplificando le situazioni e distinguendo tra “buoni e cattivi”. Per non parlare dei social, nei quali la ricerca del commento ad effetto è sempre estremamente allettante. Tutto questo non fa bene alla verità. Non fa bene a nessuno.

Allora, un po’ tutti – dai politici, ai mezzi di informazione, all’uomo comune che smanetta sui social… -, prima di dare un giudizio su un fatto o su una vicenda, dovremmo sostare un po’ in silenzio, vagliare bene ed esaminare con attenzione. Non solo per evitare brutte figure, ma perché a volte la verità per emergere ha bisogno di tempo e silenzio, “queste divinità – come ebbe a dire Antoine de Saint-Exupery – così troppo dimenticate ai nostri giorni”. Insomma, è proprio vero: “Prima de parlar, tasi”.

Alessio Magoga


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