EDITORIALE: “Nessuno deve obbedire a un ordine immorale”
Una riflessione sugli appelli alla pace di Papa Leone e sui cattolici in USA
Alessio Magoga
22/03/2026

“Ma che cosa fa papa Leone mentre il mondo brucia?” È una domanda che si sente sempre più spesso. E c’è anche chi, tra i giornalisti, lamenta che Papa Leone “non dà titoli”: i suoi interventi non conquistano le prime pagine, come accadeva con Papa Francesco. Si può comprendere, tuttavia, quello che Papa Leone sta vivendo di fronte al dramma delle guerre che lacerano il pianeta. Evidente il suo dolore nel vedere quanto accade in Medio Oriente e in Libano, visitato solo qualche mese fa, nel suo primo viaggio apostolico. Chiara la sua preoccupazione, che traspare dai suoi continui appelli alla pace (anch’essi inascoltati, come lo furono quelli di Papa Francesco).

Domenica scorsa, visitando la parrocchia romana del Sacro Cuore di Gesù a Ponte Mammolo, ha affermato: “Attualmente nel mondo molti nostri fratelli e sorelle soffrono a causa di conflitti violenti, provocati dall’assurda pretesa di risolvere i problemi e le divergenze con la guerra, mentre bisogna dialogare senza tregua per la pace. Qualcuno, poi, pretende addirittura di coinvolgere il nome di Dio in queste scelte di morte, ma Dio non può essere arruolato dalle tenebre”. Il riferimento alla strumentalizzazione di Dio per giustificare le guerre è molto netto.

Le parole di Leone suonano scomode a chi, come Donald Trump, intreccia pubblicamente fede e potere e si fa imporre le mani in diretta Tv dai rappresentanti di varie confessioni religiose (soprattutto cristiani evangelici). Negli USA c’è anche una forte componente cattolica pro Trump, ma qualche recente episodio fa pensare che qualcosa stia cambiando. Il licenziamento di Carrie Prejean Boller, giovane cattolica dalla “Commissione per la Libertà Religiosa”, ne è un segno: la Boller è stata rimossa a febbraio per alcune sue dichiarazioni in difesa del popolo palestinese ritenute "antisemite" e "antisioniste". Per Trump i cattolici sono utili se funzionali a difendere i valori tradizionali o a combattere l'ideologia gender, ma si possono sacrificare se toccano Israele e gli interessi strategici in Medio Oriente.

Una voce cattolica in aperto contrasto con Trump, e in particolare con la sua politica anti migranti, è quella del vescovo di El Paso, mons. Mark Seitz. Il presule ha diffuso qualche giorno fa un forte messaggio riguardante “la detenzione e le deportazioni di massa”, dove afferma che "l'attuale campagna nazionale di detenzione e deportazione di massa è un grave male morale, uno di quelli che devono essere contrastati con la preghiera, l'azione pacifica e atti di solidarietà con coloro che ne sono colpiti (…) È un'ingiustizia far pagare il prezzo della nostra inazione politica a famiglie, bambini e persone vulnerabili". Inoltre, rivolgendosi agli agenti delle forze dell'ordine (ICE e le guardie di frontiera), continua: “Nessuno deve obbedire a un ordine immorale. Imploro tutti i coinvolti di discernere attentamente i requisiti morali del Vangelo in questo momento con integrità e onestà".

Due esempi di come i cattolici in Usa, anche grazie alle affermazioni di Papa Leone, non siano completamente allineati con le scelte politiche (e militari) di Trump. C’è da augurarsi che, a cominciare dalla Presidente Giorgia Meloni, anche le forze di governo di casa nostra che si richiamano ai valori cristiani sappiano trarne le conseguenze. E sappiano resistere alle richieste della Casa Bianca di un coinvolgimento nella guerra in Iran: una guerra – vale la pena ricordarlo – priva di qualsiasi fondamento giuridico. Nessuno, infatti, è tenuto ad acconsentire ad un ordine immorale. AM


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