
“Emergono i peggiori tra gli uomini”. L’espressione si trova alla conclusione – è proprio l’espressione finale – del salmo 12: una sofferta preghiera che può essere considerata quasi come un drammatico appello, che l’orante rivolge a Dio in un tempo in cui l’ingiustizia e l’iniquità si impongono sulla scena del mondo. Non resta che affidarsi al Signore – sembra dirci il salmista – e sperare nel suo intervento risolutivo, perché dall’uomo non può arrivare niente di buono. La situazione sociale e politica del popolo ebraico e forse, con ogni probabilità, anche il contesto geopolitico di allora sono nelle mani di persone senza scrupoli: chi ha il potere, sia quello civile sia quello religioso, lo utilizza a proprio piacimento e lo brandisce per il raggiungimento dei propri fini e dei propri scopi, schiacciando e umiliando chi si trovi sulla sua strada. Senza alcun rispetto e senza alcun riguardo nei confronti del diritto e della giustizia. Proprio “i peggiori tra gli uomini” – cioè, persone grette e senza scrupoli – seggono sui posti di comando e manovrano a proprio piacimento le leve del potere. Lo scenario evocato è sconsolante ed il salmista ripone tutta la sua fiducia e la sua speranza in Dio, perché dall’uomo sembra non possa provenire alcuna possibilità di salvezza né di riscatto.
L’analisi evocata dal salmo, come detto estremamente drammatica, segnala il fatto che ci sono, talvolta, dei tornanti della storia che sono particolarmente difficili. Non tutte le epoche sono uguali. Non tutti i periodi storici sono gli stessi. Qualche volta la situazione è particolarmente complessa e onerosa. Tanto che verrebbe da chiedersi: “Perché proprio a me tocca vivere questo tempo?”. Quello che stiamo attraversando – senza drammatizzare, perché ci sono stati forse tempi peggiori – è un tempo complesso e difficile, in cui grandi cambiamenti (e, diciamolo chiaramente, non tutti in modo positivo) si stanno materializzando. Non serve che faccia nomi e cognomi, non è necessario dettagliare ulteriormente: i nostri approfondimenti geopolitici sono sufficientemente eloquenti.
Il salmista si rivolge a Dio, attendendo da lui un’azione salvante. In questo modo, tuttavia, il credente non fugge dalla storia. Possiamo attenderci – così, senz’altro, deve essere per il cristiano – che egli trovi in quella speranza il motivo per affrontare il momento storico in cui vive. Anche attraverso la preghiera, e in particolare quella di intercessione, come si legge in Quarta pagina. Affrontando, tuttavia, le sfide del suo tempo, per quanto onerose e sofferte possano essere. Senza voltarsi dall’altra parte, senza delegare ad altri.
C’è un interessante dialogo nel “Signore degli anelli” di J. R. R. Tolkien – immagino che molti, se non tutti, abbiano letto il romanzo oppure abbiano visto per lo meno la sua versione cinematografica –. Il protagonista, il giovane Frodo Beggins, si lamenta con il suo mentore, il saggio Gandalf, del compito gravoso che gli è toccato in sorte, cioè quello di distruggere l’anello e sconfiggere così Sauron, il simbolo del male. Una lotta impari, quella che deve sostenere Frodo insieme alla sua compagnia, il cui esito non appare affatto ovvio né scontato. “Vorrei che non fosse successo ai miei tempi”, confessa sconsolato Frodo, rivolgendosi a Gandalf. Il vecchio mago gli risponde: “Anche io, e così tutti quelli che vivono per vedere tempi simili. Ma non spetta a loro decidere. Tutto ciò che dobbiamo decidere è cosa fare con il tempo che ci è dato”.
Forse anche l’autore del salmo 12 avrebbe voluto vivere in un tempo diverso, più semplice. Forse, qualche volta, lo vorremmo anche noi. Anche noi desidereremmo vivere un tempo in cui non ci siano guerre, tensioni internazionali che ci preoccupano, nelle quali abbiamo l’impressione anche noi che “emergono i peggiori tra gli uomini”. Tuttavia, non ci è dato scegliere il tempo in cui vivere. Ci è chiesto di abitare questo tempo. E in questo tempo decidere che cosa vogliamo fare: è questa la nostra chiamata e, in definitiva, la nostra vocazione.
Alessio Magoga








