VENETO: riflettori su mancanza di medici di base e situazione case di comunità
Ne parlano Szumski e Cendron
Redazione Online
26/03/2026
Riccardo Szumski

"La giunta regionale non risponde alla mia domanda su come pensa di attrarre nuovi medici di medicina generale senza intervenire sulla burocrazia e semplificare norme e senza stanziare più risorse". Così il consigliere regionale Riccardo Szumski (Resistere Veneto) che spiega:  "Il presidente Stefani ha annunciato uno stanziamento di 4,5 milioni di euro per le borse di specializzazione, ma è una cifretta che non sposta un bel nulla e in parte era già programmata. Tra l'altro, in Veneto la percentuale di partecipanti ai bandi su numero di borse finanziate è negativa. C'è un calo costante e consistente di iscrizioni alle facoltà di Medicina ed è sempre più evidente una crisi strutturale di medici di famiglia: secondo l'ultimo Rapporto Gimbe, mancano 747 medici di medicina generale e ognuno di quelli attivi segue in media 1.526 pazienti. Tra l'altro, i medici di base vengono anche colpevolizzati perché in Commissione sanità ho sentito dire che su 100 visite cardiologiche chieste, 60 risulterebbero come richieste inappropriate... Oggi è certo che al 2028-2030 le nuove leve, comunque, non riusciranno a compensare le carenze attuali e i pensionamenti attesi. Stiamo andando incontro a un effetto domino che rischia di compromettere l’intero sistema sanitario".

Anche la consigliera regionale Rossella Cendron (Le Civiche Venete) interviene nel dibattito sulla sanità territoriale, alla luce dei dati emersi nelle ultime settimane e delle crescenti criticità legate alla carenza di personale medico, in particolare nella provincia di Treviso. "I numeri parlano chiaro - evidenzia Cendron -: mancano decine di medici di medicina generale, con interi territori scoperti e migliaia di cittadini senza un riferimento sanitario di base: 18 posti vacanti nel distretto di Treviso (di cui 8 nel capoluogo); 22 nel distretto di Asolo, con criticità fortissime tra Castelfranco e Montebelluna; 15 nel distretto di Pieve di Soligo, in particolare tra Conegliano e Vittorio Veneto. A questa emergenza strutturale si aggiunge il rischio, sempre più concreto, che le Case di comunità diventino contenitori vuoti: edifici nuovi, finanziati con fondi Pnrr, ma privi del personale necessario per garantire servizi reali".

La consigliera annuncia un’iniziativa formale: "Ho intenzione di richiedere al direttore generale dell’Ulss 2 Marca Trevigiana, Giancarlo Bizzarri, la possibilità di effettuare una visita istituzionale alle Case di comunità e ai cantieri in corso, coinvolgendo tutti i consiglieri regionali eletti in provincia di Treviso, indipendentemente dall’appartenenza politica. L’obiettivo è chiaro: serve un momento di verifica condivisa, trasparente e aperta". Tutti parlano delle Case di comunità, ma pochi - se non nessuno - hanno avuto modo di vederle davvero nel loro stato attuale, capire quali servizi siano attivi, quali siano solo programmati e quali criticità impediscano il pieno funzionamento. Solo attraverso un accesso diretto alle strutture possiamo raccogliere informazioni reali e costruire proposte concrete da portare in Consiglio regionale. È una questione di serietà istituzionale e di rispetto verso i cittadini".


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