
Nella Marca trevigiana una donna guadagna in media circa il 13% in meno all’ora rispetto a un uomo, equivalente a circa 9.600 euro in meno su base annua. La quota di donne con difficoltà ad arrivare a fine mese è inoltre superiore di circa il 30% rispetto agli uomini (35% contro 27%), con questa disparità che si mantiene costante in tutte le fasce d’età (cfr. PASSI e Passi d'Argento – Provincia di Treviso) e che evidenzia un divario di genere ancora marcato tra le 444.065 donne residenti in provincia su un totale di 879.255 cittadini (dato 2025 ISTAT).
Persone che hanno difficoltà ad arrivare a fine mese

La sicurezza economica costituisce un prerequisito fondamentale per la salute, e le disuguaglianze di reddito producono effetti concreti e misurabili sul benessere delle persone. I dati lo confermano: il 42% delle donne dichiara uno stato di salute non buono, a fronte del 30% degli uomini. I sintomi depressivi risultano più frequenti tra le donne (11%) rispetto agli uomini (7%), e le donne che riferiscono almeno 14 giorni al mese di cattiva salute psicologica sono il doppio degli uomini (15% contro 8%).
Il legame tra fragilità economica e salute psicologica è particolarmente marcato: tra le donne con gravi difficoltà economiche, oltre una su tre (37%) riferisce almeno due settimane al mese di malessere psicologico, contro circa una su dieci (11%) tra coloro che non presentano problemi di natura economica. Negli uomini, le medesime percentuali si attestano rispettivamente al 27% e al 7%.

Le disuguaglianze economiche si riflettono anche sui comportamenti e sugli stili di vita. Tra le donne adulte residenti nel territorio, il 14% presenta obesità, il 18% è sedentario e il 22% è fumatrice. Tali percentuali aumentano significativamente in presenza di difficoltà economiche: rispettivamente 21% (obesità), 39% (sedentarietà) e 33% (fumo).

Un segnale positivo proviene dai dati sull’adesione ai programmi di screening oncologico, che nella provincia di Treviso registrano tassi di partecipazione molto elevati: 81% per il collo dell’utero, 73% per la mammella e 80% per il colon-retto (dati PASSI). Significativamente, tali percentuali non mostrano differenze rilevanti in base alla condizione economica delle partecipanti, a dimostrazione di come i programmi organizzati di prevenzione rappresentino uno strumento efficace per garantire un accesso sostanzialmente equo alle prestazioni sanitarie, attenuando l’impatto delle disuguaglianze sociali.




