
La comunità di Pieve di Soligo, insieme all’amministrazione comunale, ha voluto rendere omaggio al proprio illustre concittadino Francesco Foroni con un gesto dal forte valore simbolico: l’intitolazione di una magnolia nel cortile interno di palazzo Vaccari, sede del municipio. La cerimonia, svoltasi nel pomeriggio dell'11 aprile, non rappresenta soltanto un momento commemorativo, ma sottolinea profondamente il legame tra il paese natale e l’Australia, terra in cui Francesco ha vissuto e costruito gran parte del suo percorso professionale.
La pianta, donata dalla famiglia Foroni, assume così il significato di un ponte ideale tra due realtà geograficamente lontane ma unite dalla memoria e dall’eredità lasciata dal professore. Da un lato Pieve di Soligo, luogo delle sue radici, delle amicizie mai dimenticate e della sua formazione iniziale; dall’altro l’Australia, che ne ha accolto e valorizzato il talento, riconoscendone ufficialmente il contributo umano e accademico.
Francesco Foroni, nato a Pieve di Soligo il 4 ottobre 1972, ha intrapreso fin da giovane un percorso di studi orientato alla psicologia, laureandosi all’Università di Padova nel 1998. L’esperienza Erasmus in Germania ha segnato l’inizio di una carriera internazionale, che lo ha portato a sviluppare un profilo accademico di grande spessore. Dal 1999 si è trasferito all’Università dell’Oregon, dove ha svolto attività di ricerca per sei anni, conseguendo sia il Master sia il dottorato in Psicologia. Successivamente ha lavorato nei Paesi Bassi, tra la Vrije Universiteit di Amsterdam e l’Università di Utrecht, contribuendo in modo significativo a importanti progetti di ricerca.
Nel 2012 è rientrato in Italia come ricercatore senior alla SISSA di Trieste, partecipando a studi multidisciplinari sui meccanismi psicologici e neurali delle scelte alimentari. Dal 2016 si è stabilito in Australia, dove ha ricoperto il ruolo di docente senior e, dal 2020, di vice preside presso la Australian Catholic University di Sidney. La sua attività scientifica si è distinta per l’originalità e l’approccio multidisciplinare, con contributi rilevanti negli studi sugli stereotipi impliciti, sulla cognizione incarnata e sulla psicologia dell’alimentazione. Autore di oltre 60 pubblicazioni internazionali, è stato riconosciuto per il suo rigore metodologico e per l’approccio alla cosiddetta “scienza lenta”, orientata alla qualità e alla profondità della ricerca.
Dopo la sua scomparsa nel 2023, il suo valore accademico è stato ulteriormente riconosciuto con importanti intitolazioni: un’area universitaria, una borsa di studio a lui dedicata e una magnolia piantata nei giardini dell’ateneo australiano, segni tangibili di una eredità scientifica e umana duratura.




