CHIESA: Giornata Mondiale del Malato
Mercoledì 11 febbraio
Redazione Online
08/02/2026

La parabola del Samaritano è uno dei racconti più luminosi e insieme più inquieti del vangelo. Narra un incontro mancato e un incontro compiuto: due uomini passano oltre, uno si ferma. È il mistero della compassione, ma anche della libertà umana davanti al dolore. Gesù non offre una teoria sull’amore, ma una scena concreta: un uomo ferito, un altro che si china, olio e vino versati, una locanda che accoglie. In questo intreccio di sguardi, di mani e di tempo speso, si rivela il volto stesso di Dio.

Nel tema scelto per la XXXIV Giornata Mondiale del Malato (mercoledì 11 febbraio) - "La compassione del Samaritano: amare portando il dolore dell’altro" - papa Leone XIV invita la Chiesa a ritrovare nella compassione la via della sua prossimità al mondo ferito. Non un’emozione passeggera, ma un modo di amare che si lascia ferire, che accoglie la fragilità dell’altro senza fuggirla.

La compassione, nel linguaggio del vangelo, non è solo un sentimento: è un verbo che si muove, una forza che trasforma il tempo e lo spazio. È l’amore che si fa carico, che si ferma, che tocca, che accompagna. In questa prospettiva, il Samaritano diventa icona di Cristo, ma anche del discepolo che si lascia abitare dal suo amore: un amore che fascia le ferite del mondo e le porta nel proprio cuore.

L’esempio di san Francesco d’Assisi - di cui nel 2026 ricorre l’ottavo centenario del transito - e la testimonianza di santa Bernadette a Lourdes, luogo dove il dolore è accolto come mistero di speranza, mostrano la stessa via evangelica: la via della prossimità che si fa dono, della compassione che genera vita.


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