VENETO: agrifotovoltaico, presa di posizione della Cia e iniziative in Regione
Si discutono modifiche alla normativa attuale
Redazione Online
22/05/2026

"La transizione energetica deve essere un'opportunità per le aziende agricole venete e non una "resa" ai grandi fondi d'investimento. Il Veneto si trova davanti a un bivio energetico che segnerà il volto del territorio per i prossimi decenni. L’agrifotovoltaico  - l'integrazione di pannelli solari e attività agricola - non è un tabù, ma una risorsa che richiede regole d’ingaggio chiare. Se da un lato i benefici per il reddito agricolo e la resilienza delle colture sono potenzialmente elevati, dall'altro il rischio di una  "colonizzazione speculativa" delle campagne è reale. La domanda che la politica e le categorie devono porsi non è più "se" farlo, ma "come" farlo senza svendere l'identità regionale". Lo afferma, in una lettera aperta, il presidente di CIA Agricoltori Italiani Veneto, Giorgio Puppin.

"Per smontare il mito dell'invasione necessaria, basta guardare ai numeri - osserva Puppin -. Per raggiungere nel 2030 l’ambizioso obiettivo che il Veneto si è dato in merito alla potenza fotovoltaica installata (anche assumendo fosse solo agrifotovoltaico prodotto su suolo agricolo e quindi non considerando la quota di energia prodotta da pannelli installabili su tetti, capannoni ed aree non coltivabili), servirebbe impiegare tra i 7.000 ed i 10.000 ettari, ovvero appena l'1% della Superficie Agricola Utilizzata (SAU) veneta. Una quota che sembra enorme se concentrata in pochi mega-impianti, ma che diventa irrisoria se distribuita. Considerando che in Veneto operano circa 80.000 aziende agricole, basterebbe che ognuna destinasse quote vicine ad appena lo 0,10% della propria superficie ai pannelli per raggiungere l’obiettivo energetico regionale".

"Il vero pericolo - conclude Puppin - non è la tecnologia, ma il modello di business. Grandi multinazionali straniere, prive di legami con il territorio, guardano alle pianure venete come a semplici asset finanziari. Il rischio è il proliferare di progetti "stravolgenti", impianti colossali che nulla hanno a che fare con l'agricoltura e che servono solo a generare profitti da esportare altrove".

In Veneto oggi abbiamo 7 kmq di territorio occupato da impianti fotovoltaici a terra, il 18% di tutti gli impianti. Ciò vuol dire che l’82% è sui tetti, sui capannoni, sui parcheggi.

Intanto in Regione, Roberta Vianello e Cristiano Corazzari, consiglieri regionali di Lega - LV,  annunciano che "a seguito degli incontri con i sindaci dei territori veneti, abbiamo proposto di andare incontro alle amministrazioni locali presentando un testo per modificare la legge in vigore sull’agrifotovoltaico prevedendo che il parere espresso dai sindaci sia vincolante e non meramente consultivo. Questo consentirà di rendere ancora più protagonisti le amministrazioni locali nelle scelte delle politiche infrastrutturali dei territori".

In questi giorni il consigliere regionale Davide Lovat di Resistere Veneto ha presentato una proposta di legge per la disciplina degli impianti fotovoltaici a terra. "Non intende ostacolare lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili, né introdurre divieti generalizzati o discriminatori, ma mira a rafforzare i criteri di valutazione territoriale e agronomica, introducendo principi di proporzionalità, ragionevolezza e bilanciamento tra interesse energetico e tutela del territorio rurale - osserva Lovata -. Si vuole anche assicurare maggiore coerenza tra pianificazione energetica e pianificazione territoriale ed introdurre criteri di valutazione più puntuali in ordine alla reversibilità degli interventi e agli effetti sulla produttività agricola".