LEGAMBIENTE: Con il caldo anticipato arriva prima anche lo smog fotochimico
Nell'area padana crescono i livelli di metano, il più importante gas precursore dell’ozono
Redazione Online
27/05/2026

Il primo episodio di alta pressione, che sta colpendo soprattutto il Centro Nord, insieme al caldo porta con sè – in anticipo rispetto agli anni passati - anche l’ozono, gas tossico che si forma quando le sostanze inquinanti che stazionano nell’atmosfera sono esposte all’azione dell’intensa radiazione solare, generando il fenomeno dello smog fotochimico, da cui la Pianura Padana è l’area più colpita, stando alle rilevazioni dell’Agenzia Europea dell’Ambiente

Nei giorni scorsi le centraline di gran parte della Pianura Padana hanno misurato superamenti della soglia obiettivo di lungo termine (OLT) di 120 μg/m3 (valore riferito alla massima media di 8 ore consecutive). Per la normativa, questi superamenti non dovrebbero verificarsi più di 25 giorni/anno, ma in diverse località, in particolare nella fascia pedemontana vicentina e veronese, ad Asiago e nella pianura veronese e padovana, i superamenti si sono già verificati a più riprese nell’ultima settimana, a stagione nemmeno iniziata. Ieri si sono misurati anche i primi superamenti della soglia di informazione (180 μg/m3 come picco orario di ozono), ovvero delle concentrazioni oltre le quali scatta l’obbligo di informare la popolazione affinché metta in atto misure di prevenzione. Superamenti di questa soglia si sono verificati anche in Veneto, a Bosco Chiesanuova (Vr) ed Asiago (Vi). Un trend che segnala valori in aumento in tutta la regione e che espone a possibili stress respiratori le aree sottovento rispetto alle correnti che trasportano gli inquinanti: gli aumenti di concentrazioni di ozono vengono infatti generalmente misurati anche a decine di chilometri distanza dalle fonti di inquinamento.

L’ozono esercita una potente azione tossica sui tessuti respiratori, e gli effetti sulla salute sono rilevanti: l’UNECE valuta in 70 mila vittime l’aumento di mortalità annua correlata all’inquinamento da ozono nei Paesi ad economia avanzata di Europa e Nord America.

La riduzione dei livelli atmosferici di ozono in Europa richiede una azione per il contenimento dei gas precursori, in cui rientrano i famigerati NOx prodotti dai motori a combustione, le sostanze organiche volatili (VOC) prodotte dall’industria e dall’uso di solventi e il metano, da fonti agricole. Il metano è diventato il più importante tra i precursori della formazione di ozono, ed in Pianura Padana le sue emissioni derivano in larga misura da fonti agricole: allevamenti e coltivazione del riso ove presenti, con le quattro regioni padane che pesano per circa il 50% del totale nazionale delle emissioni. Se gli allevamenti intensivi fanno la parte del leone, la coltivazione del riso fornisce un contributo molto rilevante nei mesi estivi, quando le acque delle risaie si scaldano favorendo l’attività dei batteri metanogeni. 

Considerato il peso molto rilevante delle emissioni di fonte agricola, Legambiente ha confezionato e sottoposto alle istituzioni, una proposta di piano d’azione per la riduzione delle emissioni di metano da questo comparto. Le misure per ridurre le emissioni di metano passano da una riduzione delle intensità di allevamento e di coltivazione del riso, ma esistono strumenti immediati ed estremamente efficaci per ridurre subito le emissioni attraverso innovazioni nelle pratiche: nel settore risicolo le tecniche di sommersione e asciutta periodica riducono fortemente le emissioni di metano, mentre ancora più determinante è lo sviluppo di una impiantistica avanzata per la raccolta, stoccaggio e trasformazione dei liquami in biometano e ammendante agricolo, che permette di ridurre le perdite di metano nella gestione dei liquami zootecnici e nella produzione di biometano stessa, offrendo una soluzione all’avanguardia e immediatamente applicabile.

“L’obiettivo di ridurre le emissioni di metano - dichiara Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto - richiede uno sforzo per estendere le innovazioni in ambito agricolo e zootecnico, nel quadro di una transizione agroecologica che punti a tutelare la qualità delle produzioni del Made in Italy. È necessario che le migliori pratiche diventino elementi qualificanti per l'accesso agli aiuti pubblici, siano essi le  misure di sostegno per la PAC, o gli incentivi per la produzione di biometano. Occorre indubbiamente anche una ragionata rimodulazione delle intensità produttive che oggi caratterizzano l’agricoltura del Nord Italia, ma se nei territori si iniziasse a ostacolare un po’ meno le innovazioni impiantistiche per la produzione di biometano agricolo fatto bene, che prevedono il coinvolgimento diretto degli agricoltori e l’impiego dei più virtuosi principi di sostenibilità, sarebbe già un primo importante passo per accelerare nella riduzione delle emissioni di metano”.