
“Immagino che anche questo attacco porterà tanti morti, tanti feriti, e distruzione”. È preoccupata Farian Sabahi, scrittrice iraniana e professoressa all'Università degli Studi dell'Insubria che avverte: “È importante che la situazione non sfugga di mano nemmeno in quel quadrante del Medio Oriente allargato, perché il Pakistan è una potenza nucleare”.
«Un attacco che porterà morti, feriti e distruzione» e ad essere colpiti, ancora una volta, sono e saranno i civili. Insomma, «una violazione del diritto internazionale che dimostra il fallimento della diplomazia». A parlare è Farian Sabahi, scrittrice iraniana e professoressa associata in Storia contemporanea all'Università degli Studi dell'Insubria. Il sir l’ha raggiunta mentre l’Iran è stata colpita da un attacco militare coordinato da Israele e dagli Stati Uniti. Dice che ha difficolta a raggiungere parenti e amici per telefono anche perché al momento le comunicazioni non stanno funzionando. L’operazione israeliana è chiamata «Ruggito del Leone». Ci sono state esplosioni in diverse città. Il governo iraniano sta invitando gli abitanti di Teheran a lasciare la città, attraverso sms recapitati sui cellulari. «Tenute in conto le operazioni congiunte condotte dagli Stati Uniti e dal regime sionista (Israele) contro Teheran e alcune grandi città, dirigetevi, se possibile e mantenendo la calma, verso altre località», recita il messaggio. Il presidente Trump con un video pubblicato sul social Truth ha dichiarato: «È stata avviata una grande operazione» con l'obiettivo di «eliminare le minacce del regime iraniano» e il suo arsenale nucleare. «Abbiamo provato a fare un accordo, ma hanno rifiutato ogni occasione di rinunciare alle sue ambizioni nucleari».
Professoressa, l'obiettivo dell’attacco è quello di colpire l'arsenale nucleare iraniano. È realistico? E quali, a sua conoscenza, le conseguenze di questi attacchi sulla popolazione civile?
Da quello che sappiamo, Israele e Stati Uniti hanno dapprima bombardato i quartieri residenziali a Nord e ad Est della capitale Teheran, così come Karaj e altre località densamente popolate, probabilmente allo scopo di decapitare parte della leadership della Repubblica islamica. E quindi non soltanto i siti nucleari che, da quello che sappiamo, nei mesi scorsi sono stati rafforzati. Per quanto riguarda le conseguenze di questo attacco sulle popolazioni civili, bisogna tenere conto che, mentre in Israele oggi è shabbat e quindi la maggior parte delle persone è a casa e si può mettere al sicuro rapidamente, nei rifugi, oggi, sabato per gli iraniani è il primo giorno della settimana e quindi equivale al nostro lunedì: i bambini e i ragazzi sono a scuola, gli adulti al lavoro. In una capitale caotica come Teheran, con circa 12 milioni di abitanti, recuperare i figli in queste ore non è facile. La guerra dei dodici giorni aveva fatto oltre mille morti in Iran, interi quartieri erano stati distrutti. Immagino che anche questo attacco porterà tanti morti, tanti feriti, e distruzione.
Perché ora?
Il 2 e 3 marzo ricorre la festività ebraica di Purim, una sorta di Carnevale, un momento di allegria per gli ebrei e quindi per gli israeliani. A Purim, gli ebrei commemorano la salvezza del popolo ebraico dalla minaccia di sterminio nell’antica Persia. Una storia che si può leggere nel Libro di Ester, nella Bibbia, che ricorda come la regina Ester – sposa del re persiano Assuero, ovvero Serse I o Artaserse – e suo cugino Mordechai sventarono il piano del ministro malvagio Aman. La coincidenza tra questa festività e l’aggressione all’Iran non è casuale, perché Purim celebra la vittoria degli ebrei su Aman, il malvagio, assimilabile all’ayatollah Ali Khamenei, il leader supremo della Repubblica islamica. Detto questo, per Israele era importante che i negoziati in corso tra Teheran e Washington non portassero a un accordo, altrimenti il regime di Teheran si sarebbe rafforzato.
Israele e Stati Uniti insieme in questa strategia. Quanto pesa sull'intera Regione questa unione di forze militari e intenti?
Pesa tantissimo. Un tale dispiegamento di forze da parte del Pentagono non si era vista dall’invasione dell’Iraq nel 2003. Ma di certo l’obiettivo di Trump non è invadere l’Iran, ben più grande dell’Iraq. Di conseguenza, è probabile che l’obiettivo siano il collasso del regime e il bombardamento a tappeto dell’intero Iran, distruggendone le infrastrutture per poi frammentarlo in 8-9 Stati – nazione su base etnica. Così facendo, l’Iran non esisterebbe più sullo scacchiere mediorientale e quindi non sarebbe più un alleato della Russia e della Cina. In Iran Mosca ha infatti delocalizzato una parte della sua industria bellica, in particolare la costruzione di missili e droni. Mentre Pechino acquista l’80 percento del petrolio iraniano a un prezzo molto basso.
L’Iran probabilmente risponderà. Ma come il regime recepisce questo attacco?
Nelle prime ore della mattinata, l’Iran ha già attaccato Israele e anche il Bahrain, dove è ancorata la quinta flotta statunitense. L’attacco era atteso, sebbene i negoziati tra Teheran e Washington fossero stati avviati il 6 febbraio in Oman e fossero proseguiti a Ginevra. Come nel genocidio dei palestinesi a Gaza, anche questo attacco all’Iran è una violazione del diritto internazionale e dimostra il fallimento della diplomazia. Come lo scorso giugno, quando il team di negoziatori iraniani aveva dato avvio a trattative ma, mentre i diplomatici cercavano di espletare le loro funzioni, Israele aveva e ha deciso di bombardare l’Iran.
Ha notizie dall'Iran? Ci sono giornalisti stranieri che possono raccontare cosa sta realmente accadendo nel Paese? E la popolazione già stremata, come vive oggi questa situazione?
Da tempo, in Iran il regime reprime il dissenso e perseguita i giornalisti. Non sta permettendo ai giornalisti di emittenti stranieri di restare sul territorio in modo prolungato, con una breve eccezione nelle scorse settimane quando la BBC ha potuto mandare a Teheran la sua inviata Lyse Ducet. Per questo motivo, al momento non mi sembra vi siano giornalisti stranieri in Iran. Ho cercato di raggiungere parenti e amici per telefono, ma al momento le comunicazioni non stanno funzionando. Mentre i riflettori sono puntati sull’Iran, i Paesi vicini sono in guerra. Nei giorni scorsi i Talebani (tornati al potere in seguito alla dipartita della coalizione guidata dagli US il 15 agosto 2021) hanno attaccato il Pakistan e Islamabad ha risposto bombardando Kabul e Kandahar. È importante che la situazione non sfugga di mano nemmeno in quel quadrante del Medio Oriente allargato, perché il Pakistan è una potenza nucleare.
M. Chiara Biagioni








