
Quasi duemila giovani tra i 18 e i 34 anni hanno lasciato la provincia di Treviso nel solo 2024. Dal 2011 il fenomeno è cresciuto di oltre il 400%. I dati diffusi dalla CNA di Treviso riaccendono il dibattito sulle condizioni economiche e sociali del territorio, mentre la CGIL torna a denunciare una situazione che definisce ormai strutturale.
Secondo il sindacato, il problema non riguarda la mancanza di lavoro, ma la qualità dell’occupazione e il costo della vita. «Il lavoro c’è, ma non basta più», afferma Sara Pasqualin, segretaria generale della CGIL Treviso. «Con stipendi medi attorno ai 1.400 euro al mese diventa impossibile sostenere affitto, spese quotidiane e costruire un progetto di vita autonomo».
La questione abitativa resta uno dei nodi principali. Sempre secondo i dati CNA, i canoni di locazione hanno superato i 13 euro al metro quadro e, in diversi comuni della provincia, l’affitto di un bilocale può assorbire oltre il 70% di uno stipendio medio.
«La casa è diventata uno dei principali fattori di espulsione dei giovani dal territorio», sottolinea Pasqualin, chiedendo alla Regione del Veneto e agli enti locali interventi concreti: più investimenti nell’edilizia pubblica, canoni concordati realmente accessibili e sostegni per i depositi cauzionali.
La CGIL richiama inoltre il tema salariale. «Treviso e il Veneto sono territori ad alta produttività, ma questa ricchezza non si traduce in retribuzioni adeguate», osserva la segretaria generale. «I salari reali sono fermi da anni e la precarietà continua a pesare soprattutto sui più giovani».
A confermare il paradosso sono anche le ultime Statistiche Flash della Regione Veneto: il tasso di occupazione regionale ha raggiunto il 75,2%, superando i livelli pre-crisi, mentre nella fascia 15-34 anni si ferma al 68,4%.




