EDITORIALE: se la giustizia diventa un talk show
A proposito del caso Garlasco e dintorni
Alessio Magoga
20/05/2026

Da mesi è impossibile accendere il televisore senza sentire parlare del caso di Garlasco. Mi riferisco alla cittadina in provincia di Pavia dove Chiara Poggi, nell’estate del 2007, è stata assassinata. Per questo efferato omicidio, nel 2015, è stato condannato in via definitiva Alberto Stasi.

Tuttavia l’intero percorso processuale, così come il suo esito, è stato molto controverso, soprattutto per l’assenza di una prova “regina” o comunque di elementi incontrovertibili. Dal 2025 – ed è per questo che se ne parla ovunque – il caso è stato riaperto, perché la Procura di Pavia ritiene plausibile la responsabilità di Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara, che avrebbe ucciso la ragazza in seguito ad un rifiuto. Anche in questo caso, però, gli elementi portati dall’accusa si prestano a interpretazioni differenti, almeno sino ad oggi. Da qui l’ampio dibattito mediatico che imperversa da mesi e il continuo schierarsi tra innocentisti e colpevolisti: pro o contro Stasi, pro o contro Sempio.

Il caso di Garlasco pone seri interrogativi a tutti noi. Il primo riguarda la qualità del giornalismo italiano – o almeno di una sua parte – che cavalca in modo quasi ossessivo alcuni temi finché producono “audience”: oggi è il caso Garlasco, ieri quello di Liliana Resinovich a Trieste o quello di Pierina Paganelli a Rimini e così via. Viene da chiedersi se si tratti davvero di giornalismo investigativo che favorisce l’accertamento della verità oppure piuttosto di una forma di intrattenimento pubblico fine a sé stesso che aumenta soltanto la confusione tra gli spettatori – e, chissà, forse anche tra gli stessi inquirenti.

Un’altra domanda riguarda la capacità del pubblico – cioè, di tutti noi – di fare discernimento o, più semplicemente, di cambiare canale e scegliere in modo attivo le fonti qualificate e i temi davvero rilevanti sui quali informarsi. Non voglio dire che il caso di Garlasco, o gli altri citati, non meritino attenzione. Ci mancherebbe… Tuttavia, l’impressione è che ci si trovi davanti a una forma di esasperazione mediatica che finisce per mettere in ombra altri temi e altre notizie che meriterebbero maggiore spazio, maggiore approfondimento e maggiore interesse da parte di mass media e pubblico. Da questo punto di vista, internet (ma anche l’intelligenza artificiale) si offre come una straordinaria opportunità, nella misura in cui lo sappiamo utilizzare in modo responsabile e attivo, ponendo domande, avviando ricerche e operando verifiche.

Infine, come ha osservato qualche analista, non sempre è possibile arrivare all’accertamento completo della verità e alla soluzione definitiva di un caso. In letteratura, purtroppo, non sono rari i “casi freddi” che restano senza un colpevole. Alla luce di accertate imperizie nelle indagini, resta tuttavia qualche domanda sul sistema investigativo ma anche su quello giudiziario italiano, che sembra prestarsi, almeno in alcuni casi come quello di Garlasco, a colpi di scena piuttosto eclatanti. Se non una riforma – quella proposta dal governo è stata bocciata sonoramente nel referendum dello scorso marzo – almeno un’importante azione migliorativa è davvero raccomandata e urgente. AM

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