
La nuova normativa estende l'arco temporale per la fruizione del congedo fino ai 14 anni di vita del figlio. Le precisazioni dell'Inps e i diritti condivisi tra madre e padre.
La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto significative modifiche al Testo Unico su maternità e paternità (D.Lgs. 151/2001), ampliando le tutele per i genitori lavoratori dipendenti. La novità principale riguarda l’estensione del periodo utile per usufruire del congedo parentale, che passa da 12 a 14 anni di età del bambino.
Con il messaggio n. 251 del 26 gennaio 2026, l’Inps ha fornito i dettagli operativi: la madre può beneficiare della misura a partire dalla conclusione del periodo di maternità obbligatoria, mentre per il padre il diritto decorre dalla nascita del figlio.
Durata e modalità di fruizione
Il congedo parentale è un periodo di astensione facoltativa dal lavoro volto a garantire la cura del bambino e il soddisfacimento dei suoi bisogni affettivi. I limiti previsti sono i seguenti:
- Periodo complessivo: Tra i due genitori non si possono superare i 10 mesi, elevabili a 11 se il padre si astiene dal lavoro per un periodo (continuativo o frazionato) di almeno tre mesi.
- Limiti individuali: La madre può fruire di massimo 6 mesi; il padre può arrivare a 7 mesi qualora rispetti la condizione dell'astensione minima di tre mesi.
- Genitore solo: In caso di affidamento esclusivo o genitore unico, il limite massimo è di 11 mesi.
- Contemporaneità: I genitori possono usufruire del congedo anche negli stessi giorni. Il padre può astenersi dal lavoro fin dal giorno successivo al parto, indipendentemente dal fatto che la madre lavori o sia in astensione obbligatoria.
Il diritto ai permessi per allattamento
Un aspetto rilevante della normativa riguarda i cosiddetti "permessi per allattamento". Nonostante la denominazione, il Testo Unico riconosce questo diritto anche al padre lavoratore dipendente in circostanze specifiche:
- Qualora la madre sia lavoratrice dipendente e scelga di non avvalersene.
- Qualora la madre sia lavoratrice autonoma.
- In caso di morte, grave infermità della madre o affidamento esclusivo al padre.
Dal 2001, la normativa ha dunque trasformato questo istituto in un diritto condiviso, ponendo l'accento sulla responsabilità paritaria nella cura del neonato e segnando un importante progresso nel campo dei diritti civili e della conciliazione vita-lavoro.
Sergio Criveller
(Per maggiori info, www.sergiocriveller.it)







