BANGLADESH: al voto dopo le brutali repressioni del 2024
Gomes, vescovo ausiliare di Dacca: "La situazione resta molto delicata"
Redazione Online
09/02/2026

Il Bangladesh si reca alle urne per la prima volta da quando le proteste guidate dagli studenti hanno drasticamente detronizzato la sua leader di lunga data, l’ex Primo Ministro Sheikh Hasina, nel mezzo di una brutale repressione dei dimostranti, e l'hanno costretta a fuggire dal Paese nell’agosto 2024.

Situato nell'Asia meridionale sul Golfo del Bengala, incastonato tra India e Myanmar, il Paese tra i più densamente popolati al mondo affronta frequenti inondazioni e disastri ambientali è chiamato a votare giovedì12 febbraio. 

Poco meno di metà dell’Italia per dimensioni, il Bangladesh ha circa 170 milioni di abitanti. Oltre 127 milioni di bengalesi potranno votare alle imminenti elezioni, che rappresentano il più grande esercizio di voto dell’anno. Tuttavia, si teme la possibilità di disordini. Circa 15 milioni di espatriati bengalesi, le cui rimesse sono molto significative per l'economia, potranno anche votare per posta per la prima volta.

Le elezioni generali stabiliranno i nuovi membri del Parlamento e il conseguente governo, ma nella stessa data si vota anche per il referendum costituzionale in cui viene chiesto al popolo il consenso per cambiare la Costituzione.

Le elezioni nel Paese dell'Asia meridionale, attualmente guidato dal governo provvisorio del premio Nobel Muhammad Yunus, sono state storicamente segnate da aspre campagne politiche, boicottaggi e accuse di brogli.

Tradizionalmente, la politica del Paese è stata dominata dall'ex partito di governo Awami League di Hasina e dall'ex principale partito di opposizione Bangladesh Nationalist Party.

L'Awami League, tuttavia, è stata bandita poiché la sua leader, Hasina, e altri funzionari del partito stanno affrontando processi penali per la loro brutale repressione delle proteste del 2024.

Per questo Subroto Gomes, vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Dacca, ha evidenziato nei giorni scorsi “che il voto non sarà inclusivo” ed “ha creato un diffuso malcontento tra la gente, e anche un senso di ingiustizia”. In questo scenario, in un Paese a larga maggioranza islamica, dove 500mila cattolici costituiscono una esigua minoranza dello 0,3%, su circa 180milioni di abitanti, la situazione delle comunità dei fedeli “resta molto delicata: il ritorno dei partiti islamici potrebbe crearci problemi, per questo abbiamo sempre sostenuto negli ultimi due anni, la necessità di preservare il pluralismo e la democrazia”, ha osserva mons. Subroto Gomes all’agenzia Fides.

Enrico Vendrame